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Alle 17 in ufficio gli occhi iniziano a bruciare. Il monitor è sempre lo stesso

Alle nove del mattino va tutto bene. Alle cinque del pomeriggio gli occhi bruciano, si arrossano, la messa a fuoco va e viene. Il monitor è lo stesso di stamattina. Non hai cambiato illuminazione, non hai cambiato postazione.
Hai comprato lacrime artificiali da tenere sulla scrivania, usandole più volte al giorno. Hai attivato il filtro luce blu su tutti i dispositivi, sera e giorno, e provato ad applicare la regola del venti-venti-venti, guardando lontano ogni venti minuti, quando te ne ricordi. Hai anche cambiato l’illuminazione dell’ufficio, riducendo i riflessi sullo schermo. Ognuno di questi accorgimenti aiuta un poco, ma nessuno ha eliminato il fastidio ricorrente di fine giornata, perché lacrime artificiali e filtro luce blu agiscono sui sintomi, secchezza e affaticamento della retina, non sulla causa meccanica: l’occhio che accomoda in modo continuo e ripetitivo sulla stessa distanza per ore. Se la correzione che indossi non è pensata per quella distanza specifica, il muscolo che mette a fuoco lavora più del necessario, tutto il giorno, ed è per questo che il fastidio torna sempre alla stessa ora.
Una meta-analisi su più studi ha stimato che la sindrome da affaticamento visivo digitale colpisce circa il 66% di chi lavora al computer per molte ore (fonte), e altri studi su lavoratori d’ufficio confermano che l’uso di una correzione visiva non specifica per il lavoro al videoterminale è tra i fattori che aumentano il rischio di sintomi (fonte). Il decreto legislativo 81 del 2008 stabilisce inoltre che chi lavora al videoterminale per più di venti ore settimanali ha diritto a controlli periodici della vista mirati proprio a questo tipo di lavoro, non un controllo generico ma uno che valuta specificamente la distanza di lavoro al monitor.
La distanza che nessuno ha misurato
Un impiegato di trentanove anni, con occhiali generici da lontano usati anche al computer, lamentava bruciore quotidiano dalle tre del pomeriggio in poi. Una valutazione mirata alla distanza del monitor ha mostrato che la sua correzione non era ottimizzata per quella distanza specifica: una nuova prescrizione dedicata al lavoro al videoterminale ha eliminato il sintomo ricorrente.
È per chi ha già provato lacrime artificiali e filtro luce blu senza risultati stabili. Per chi lavora al videoterminale per molte ore e non ha mai fatto un controllo specifico per quella distanza. Per chi nota il bruciore sempre alla stessa ora del pomeriggio.
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In sintesi
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Domande frequenti
Il filtro luce blu risolve il problema?
Il filtro luce blu può ridurre alcuni sintomi legati all’affaticamento retinico serale, ma non agisce sulla causa meccanica dell’affaticamento accomodativo se la correzione non è adatta alla distanza del monitor.
Ho diritto a un controllo della vista specifico per il lavoro al computer?
Sì, i lavoratori che usano il videoterminale per più di venti ore settimanali hanno diritto per legge a una sorveglianza sanitaria periodica che include un controllo della vista mirato.
Bastano gli occhiali da vista normali per lavorare al computer?
Non sempre: una correzione pensata per lontano o per uso generico può non essere ottimale per la distanza fissa e ravvicinata dello schermo, soprattutto per molte ore consecutive.
La visita VDT è obbligatoria o facoltativa?
È un obbligo del datore di lavoro nei confronti dei dipendenti che superano le venti ore settimanali al videoterminale, con periodicità stabilita dal medico competente.
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